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“Perciò anche voi state pronti” (Mt. 24,44). Padre Giacomo Ghislanzoni (78 anni) è entrato nella gioia del suo Signore. Improvvisamente, così come il Signore ci ha ricordato, il giorno è giunto in punta di piedi. Nato a Domaso, in Provincia di Como il 13 febbraio 1929, P. Giacomo era entrato dodicenne nel seminario di Colico e, qualche anno più tardi, in noviziato a Balarin nel 1946 e, nel 1947, emetteva la prima professione. Rientrato in Italia, dopo la Professione Perpetua (Albiate 1950) è stato ordinato sacerdote nel 1953. La sua vita è stata totalmente dedita all’educazione dei giovani (molti sono stati gli anni di insegnamento nelle scuole pubbliche). Gli anni trascorsi a Busto Arsizio nell’insegnamento hanno segnato i giovani che ha incontrato. Certo, come in ogni esistenza, sono stati anni anche di sofferenze, di contraddizioni. Il carattere forte di P. Giacomo non ammetteva facilmente alternative. Tuttavia, per molti giovani che egli ha incontrato, è e rimarrà sempre come punto di riferimento. Proprio per il suo modo austero di vita, per la sua intransigenza (con se stesso prima di tutto), ha avuto la simpatia dei giovani che lo hanno seguito anche nel tempo e che, ancor oggi, da adulti e professionisti, non mancano di farsi presenti per un saluto… Amava molto la poesia: l’animo poetico di P. Giacomo si esprimeva in tutti i modi: dalle omelie, agli scritti,… Anche la rivista Presenza Betharramita lo vedeva suo collaboratore stabile. E le sue poesie apparivano sempre in una pagina. Lo accompagniamo con la preghiera. Ora può contemplare il volto del Signore faccia a faccia. E sappiamo che potrà gioire per sempre di quella Gioia piena verso la quale la sua vita si è protesa. Superiore provinciale d'Italia |
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Credo e acconsento all’aurora
Mio padre, o Dio, era mattiniero, pescatore dell’alba, simile al gallo, al mandorlo; pastore dell’alba e dei pensieri (pochi), chiari.
Mia madre, scolpita, tagliata a forma di guglia. Da lei credo di aver ricevuto la fede semplice, rustica e silenziosa come le albe più tardi vi ho aggiunto le vertigini dell’erranza e la scottatura della conoscenza.
O Dio - o Padre: che io creda all’essenziale, che assapori l’aurora. Tu mi ripeti: “Va’, anima mia, avanza, fatti bella va’, davanti all’universo che chiede la tua mano va’, e trattieni il lago nello sguardo va’, simile a migrazione d’acqua dolce...
Giacomo Ghislanzoni,SCJ Presenza betharramita, marzo-giugno 1999 |