Padre Anselmo Ghezzi

20 ottobre 1924- 24 marzo 2007

Il 24 marzo, P. Anselmo GhezziI è tornato alla casa del Padre. La sua salute era precaria e aveva chiesto di poter vivere presso la famiglia. I funerali furono celebrati il 26 marzo presso la Chiesa Parrocchiale di Lesmo (Mi).

P. Anselmo faceva parte di quella prima generazione di betharramiti cresciuti all’inizio della storia della Vice-Provincia Italiana nascente. Nato a Lesmo, nella Brianza Milanese, nel 1924, inizia l’avventura betharramita nel 1937 a Colico dove il piccolo gruppo di betharramiti aveva aperto una scuola. Ha emesso la prima professione a Roma nel 1942 ed è stato ordinato sacerdote nel 1948.

L’esperienza di P. Anselmo si è sviluppata attorno a due comunità: Colico e Monteporzio. Inviato a Colico dopo l’ordinazione sacerdotale nel 1948, vi è rimasto (la prima volta) fino al 1953. A Colico infatti vi è tornato altre due volte: dal 1958 al 1962 e dal 1967 al 1973. Mentre a Monteporzio è stato dal 1953 al 1958; dal 1962 al 1967 e, infine, dal 1973 fino al termine della sua vita.

La formazione familiare l’aveva portato a nutrire una grande passione per il lavoro in falegnameria, dove vi si dedicava (come “passatempo”) costruendo anche mobili pregevoli. Per lui era, anche questa, un’occasione di “apostolato” con diverse persone, credenti e non, che si rivolgevano a lui per lavori di ogni genere.

Amava molto il canto. Lo ricordiamo a Monteporzio, casa di formazione, in occasione della festa di S. Michele: doveva cantare le strofe dell’inno “Ove nel bel ciel”… Era una questione, oserei dire, di vita o di morte!

Certo, P. Anselmo non era un tipo “facile”. A volte ombroso, dava l’impressione fosse contro tutto e tutti. Se però ci si accostava a lui con semplicità egli sapeva dare il meglio di sé, creando rapporti costruttivi e spalancando il suo volto in grandi sorrisi…

… E così lo vogliamo ricordare: con un sorriso che, ora, siamo certi non verrà più cancellato.

Così come siamo certi che la Madonna di Betharram, che ha intensamente amato e venerato, lo ha accolto nella Casa del Padre e, con il Figlio Gesù, gli ha proteso quel ramoscello segno della vita piena e duratura nella quale ha sperato e che ora può gustare in pienezza.

Graziano Sala,SCJ

Superiore provinciale d'Italia